Due giorni a spasso per Londra

«Da qualche parte nella mia mente sognante Londra rappresenta Chaucer, Shakespeare, Dickens». Virginia Woolf

Shakespeare Henry VI

Parigi e Londra ormai sono vicinissime: con l’Eurostar che sfreccia sotto la Manica, bastano 2 ore e 15 minuti per trovarsi catapultati dal centro della ville lumière dritti nel cuore della capitale britannica. Quindi valeva la pena approfittarne per un weekend!
Naturalmente, se è vero che ogni vicolo di Parigi nasconde una scorpacciata di riferimenti letterari, Londra non è certo da meno (per non parlare, a pari merito con la prima, di quelli cinematografici e musicali!). Per me che sono una divoratrice seriale di romanzi vittoriani, nonché appassionata fan della letteratura inglese di qualsiasi tempo – sì, inclusi i 7 volumi di Harry Potter –,  potete poi immaginare cosa significasse l’idea di tornare su suolo britannico (ho fatto un conto: ci mancavo da almeno 15 anni!). Qui, qualche secolo fa, una timida ma decisa Charlotte Bronte veniva a calcare le strade allora polverose della città per incontrare l’editore di Jane Eyre, svelandogli l’enigma sulla sua identità. Il suolo londinese, nel tempo, è stato calpestato da piedi sapienti e ritratto dalle menti tra le più acute che si possano leggere. Così, mi sono messa in viaggio, ho lasciato che le suggestioni evocate dai luoghi mi venissero incontro e così… Ecco qui il racconto della mia passeggiata di 48 ore, dal venerdì pomeriggio alla domenica.

Per cominciare, mentre il treno correva rapido, mi veniva in mente Charles Dickens con il suo Racconto di due città (Londra e Parigi, appunto), che descriveva così le distanze all’epoca in cui ambientava il suo romanzo:

 «Il viaggiatore che si dirigeva a Parigi dall’Inghilterra nell’autunno dell’anno millesettecentonovantadue procedeva con gran lentezza. Cattive strade, carrozze sgangherate, cavalli sfiancati ne avrebbe incontrati più che a sufficienza a rallentargli il cammino, se il caduto e infelice re di Francia avesse ancora sfolgorato sul trono in tutta la sua gloria; ma i tempi mutati avevano moltiplicato gli ostacoli». (p. 31974)

Quanto sono cambiate le cose, da allora! Il nostro mezzo arriva, puntualissimo, alle 12:30 (abbiamo 1 ora di vantaggio sul fuso orario parigino), nella bellissima stazione di St. Pancras, che si trova esattamente di fronte alla famosissima collega di King’s Cross, ora ingombrata dai pannelli dei lavori in corso: difficile non pensare a Harry Potter e all’ormai mitico binario 9 e 3/4. Sull’elenco dettagliato dei luoghi che, dentro e fuori Londra, richiamano le vicende del mago più famoso degli ultimi anni, rimando all’articolo scritto da un’altra blogger (dove trovate anche la foto della segnalazione del passaggio che porta al treno per Hogwarts). Aver prenotato un bed & breakfast qui vicino, proprio sul limitare del quartiere residenziale di Bloomsbury, si è rivelato molto comodo. La zona è del resto già ricca di riferimenti letterari: basti pensare al circolo letterario (e non solo) passato alla storia come “Bloomsbury Group”, in cui si annoveravano, tra gli altri, Viriginia Woolf con il marito Leonard, E. M. Forster e altre personalità di spicco del panorama culturale dell’epoca. Per quanto riguarda, in particolare, la Woolf, esiste un testo in inglese, Virginia Woolf’s London: A Guide to Bloomsbury and beyond, che, se si mastica la lingua, può contenere molti spunti interessanti per gli appassionati. In ogni caso, personalmente, io sono affezionata alla passeggiata in città fatta in compagnia della Woolf leggendo il suo Londra in scena: sei istantanee impresse su racconti, nei quali la scrittrice si impegnò a fermare l’immagine della città che amava, su commissione di una rivista americana per il pubblico oltreoceano. Una lettura assolutamente azzeccata se vi preparate a partire per la capitale britannica, accanto all’imperituro Dickens che, notoriamente, ha descritto la propria città in lungo e in largo nel corso della sua opera.
Dallo snodo di King’s Cross è semplicissimo muoversi via metropolitana verso qualsiasi destinazione, così, diretti verso la City, abbiamo cominciato il nostro giro visitando la zona dello Smithfield Market, anche questo, appunto, di dickensiana memoria:

 «Svoltando giù per Sun-street e Crown-street, attraversando Finsbury square, tagliando per Chiswell-street Sikes emerse a Barbican, e da qui prese per Long-lane per sbucare poi a Smithfield. Il tumulto di suoni discordanti che da qui si levava riempì Oliver di sorpresa e meraviglia.
Era giorno di mercato. In terra s’affondava fino all’anca negli escrementi e nel fango, e un vapore denso, esalando in perpetuo dalle carcasse degli animali, si mischiava alla nebbia che sembrava appoggiata ai comignoli delle case e ristagnava pesantemente in aria. Tutte le stalle al centro di quella vasta superficie, e le altre, provvisorie, che potevano stringersi nello spazio restante, erano zeppe di pecore. Legate ai pali vicino ai canali di scolo c’erano lunghe file di bestiame e vacche affiancate a tre a tre o a quattro a quattro. Contadini, macellai, mandriani, venditori ambulanti, ragazzi, ladri, nullafacenti e vagabondi del grado più infimo s’ammucchiavano in una densa massa; il fischio dei mandriani, l’abbaiare dei cani, il muggire delle vacche, il belare delle pecore, il grugnire e lo strepito dei maiali, il grido dei ciarlatani, le urla, le bestemmia, e i litigi da ogni parte; il suono dei campanacci e la fragorosa ridda di voci provenienti da ogni locale pubblico, l’accalcarsi, lo spingere, il tirare, il picchiare; e i comandi, le imprecazioni; tutto l’orribile e discordante frastuono che echeggiava da ogni angolo del mercato, e le tante persone né lavate né rasate, squallide e sporche, in perenne moto da una parte e dall’altra, che si tuffavano nella calca o ne emergevano, rendevano quella scena tremenda e folle, una confusione totale dei sensi». (p. 3058-3060)

In questo posto, prima della comparsa del mercato, venivano arse le streghe e, sempre qui, nel 1305 venne giustiziato William Wallace. CIMG2740Naturalmente, oggi il luogo non è più come appariva agli occhi di Oliver Twist: le attività commerciali si svolgono in un edificio elegante, mentre il quartiere, un tempo sporco e degradato, è una zona di bar e ristoranti molto piacevole.
Quindi siamo entrati nel cortile della St Bartholomew-the-Great Church, la chiesa più antica della città (XII secolo): un luogo davvero suggestivo che, al momento del nostro giro, ospitava il casting di un film, con voci tonanti che risuonavano per tutte le cappelle. Un riflesso di quello che dev’essere stato il momento in cui vi hanno girato alcune sequenze del film Shakespeare in love, di cui resta a memoria un poster affisso nel chiostro adibito a caffè.

St Bartolomew the Great CIMG2731

Risalendo poi ci siamo spinti fino ad attraversare lo strabiliante intrico di grattacieli dove ha sede il Museo della città di Londra, il cui Caffè è perfetto per fare una sosta al calduccio mentre fuori piove, ricaricare le energie, usufruire della toilette gratuite del museo e ripartire.

Laudenhall MarketPaiolo magicoArrivando nella City, in una mistura di antico e moderno, siamo infine entrati al Ludenhall Market, bellissimo mercato vittoriano, dove, seguendo le indicazioni su Harry Potter, potete scovare quello che nel film identifica l’ingresso del Paiolo magico.


La mattina dopo, abbiamo ripreso da dove ci eravamo interrotti. Infatti, proseguendo tra vicoli e pub della City, siamo arrivati alla maestosa chiesa di St. Paul, oltrepassata la quale il Millennium Bridge ci ha portati dritti dritti alla Tate Modern e al vicino Shakespeare’s Globe Theatre, ricostruzione meticolosa dell’originale elisabettiano, le cui fondamenta poggiavano poco più in là ormai ricoperte da altri edifici quando Sam Wanamaker intraprese l’opera di riedificazione del grande tempio teatrale (inaugurato nel 1997, quattro anni dopo la morte del promotore del progetto), il cui antenato aveva fornito la scena ai magnifici drammi usciti dalla penna di mastro Shakespeare.

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Fa un certo effetto, messo tra svariati edifici moderni e accanto alla Tate, antica fabbrica con il suo svettante altoforno, trovarsi faccia a faccia con questo teatro che si ritaglia un fazzoletto di spazio ove, varcati i cancelli, il tempo torna indietro di secoli ad un’epoca ormai lontana, mentre risuonano nella mia testa i versi pronunciati da Prospero ne La Tempesta: «Siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita». (IV, 1)

CIMG2754Globe Theatre

 

 

 

 

 

 

Tornando sui nostri passi, con un altro viaggio in metropolitana siamo sbucati direttamente sotto il Big Ben e le Houses of Parliament, che mi hanno rimandato automaticamente a V per Vendetta di Alan Moore e ai versi ottocenteschi che immortalano la cosiddetta “Congiura delle polveri”, e Guy Fawkes:

Remember, remember!
The fifth of November,
The Gunpowder treason and plot;
I know of no reason
Why the Gunpowder treason
Should ever be forgot!
Guy Fawkes and his companions
Did the scheme contrive,
To blow the King and Parliament
All up alive.
Threescore barrels, laid below,
To prove old England’s overthrow.
But, by God’s providence, him they catch,
With a dark lantern, lighting a match!
A stick and a stake
For King James’s sake!
If you won’t give me one,
I’ll take two,
The better for me,
And the worse for you.
A rope, a rope, to hang the Pope,
A penn’orth of cheese to choke him,
A pint of beer to wash it down,
And a jolly good fire to burn him.
Holloa, boys! holloa, boys! make the bells ring!
Holloa, boys! holloa boys! God save the King!
Hip, hip, hooor-r-r-ray!

Houses of parliament CIMG2764

 

 

 

 

 

 

L’evento fu tale all’epoca che viene celebrato annualmente il 5 novembre, in occasione del suo anniversario, con la “Guy Fawkes night” (anche detta “Bonfire night”), durante la quale si assiste a fuochi d’artificio e falò. Oltrepassata la Cattedrale di Westminster, si attraversa il parco di St James, attraverso il quale si gode una bella vista di Buckingham Palace: passandovi accanto non ho potuto fare a meno di ricordare a La sovrana lettrice, di Alan Bennett. Se vi affascinano la monarchia britannica e la sua attuale, eccezionale rappresentante che ha ispirato il bel film The Queen con una superba Helen Mirren, quest’operetta ironica che riflette sulla letteratura attraverso gli occhi di un personaggio d’eccezione vi farà gettare uno sguardo insolito e divertito sulla monarchia inglese (e sul rapporto tra il lettore e il mondo letterario in generale). Tanto per citarne un esempio, mi viene in mente questo passo:

«Ma sempre più spesso la regina prendeva i libri dalle sue biblioteche, in particolare da quella di Windsor dove, pur non essendoci una gran scelta di autori moderni, gli scaffali traboccavano di edizioni dei classici, alcune delle quali ovviamente autografate – per esempio da Thackeray, Balzac, Turgenev, Dickens, Trollope, George Elito, Thomas Hardy – , libri che un tempo avrebbe ritenuto al di là delle sue capacità ma che adesso leggeva con scioltezza, matita alla mano, scrivendo sui suoi taccuini ordinati. Era dai tempi di Giorgio III che quegli antichi scaffali non vedevano un lettore così assiduo, rifletté il bibliotecario.
Costui era stato uno dei tanti a menzionare alla regina le attrattive di Jane Austen, ma l’insistenza generale le creava delle resistenze. Inoltre, rispetto a quell’autrice, era frenata da un impedimento unico nel suo genere: c’era un tale divario tra la regina e qualunque suddito, sia pure il più illustre, che le differenze sociali non le erano percepibili. Dal momento che l’essenza di Jane Austen stava proprio nella sottigliezza delle sfumature sociali, e che agli occhi della regina esse avevano ancora meno importanza che per il lettore comune, la lettura le riusciva particolarmente faticosa. I libri di Jane Austen erano praticamente dei trattati di entomologia; i personaggi non erano proprio formiche, ma alla regina apparivano così simili fra loro che ci sarebbe voluto un microscopio. Fu solo con l’approfondirsi della sua comprensione sia della letteratura sia della natura umana che essi acquistarono individualità e fascino.
Per la stessa ragione, perlomeno all’inizio, nemmeno il femminismo le parve degno di nota, poiché le differenze di genere, come le distinzioni di classe, erano nulla in confronto all’abisso che separava la regina dal resto dell’umanità.
Ma che si trattasse di Jane Austen, del femminismo o anche di Dostoevskij, la regina alla fine trovava modo di colmare queste e altre lacune; però le veniva sempre qualche rimpianto. Anni prima, a Oxford, si era trovata a pranzo accanto a Lord David Cecil e non aveva saputo cosa dirgli. Solo adesso aveva scoperto che costui aveva scritto dei libri su Jane Austen oltre che su tanti altri, e adesso sì che avrebbe apprezzato quell’incontro. Ma Lord David era morto e quindi era troppo tardi. Troppo tardi. Era sempre troppo tardi. Ma lei andava avanti, più decisa che mai a fare il possibile per mettersi al passo». (pp. 61-62)

Giunti a Soho, ci siamo guadagnati il nostro afternoon tea, il rito inglese che tutti affermano essere irrinunciabile e di cui qui a Londra molti locali fanno un vanto. Nel quartiere sembra molto gettonato alla Deantown House: meglio riservare in anticipo con una telefonata, se desiderate provarlo. Noi non l’abbiamo fatto, dunque abbiamo dovuto ripiegare su un semplice tè accompagnato da una fetta di torta in uno dei tantissimi locali adiacenti, scelto a caso: il Muriel’s Kitchen, un caffè e ristorante allestito in stile shabby chic, con discreta selezione di tè e torte sufficientemente golose. Il dolce al triplo cioccolato dev’essere il migliore, a giudicare dal fatto che era già finito: il carrot cake e il cheescake sono comunque un’alternativa di tutto rispetto e, anche se il personale non è proprio tutto cordiale, l’atmosfera al lume di candela era sufficientemente dolce.
Queste zone del centro, tra Trafalgar Square e Oxford Circus, nascondono viste deliziose e vicoli sorprendenti, ma sono anche molto affollate e incredibilmente turistiche: siamo vicini ai più frequentati teatri della città e al cuore pulsante della vita londinese, dalle luci di Piccadilly ai club di Soho. Così mi viene alla mente «La marea di Oxford Street». Con il suo fervente carattere commerciale, che si riflette sul variegato volto della città, efficiente tra gli snodi di quel che resta a ricordare il passato, è facile immaginare l’umanità che in un passato non molto lontano vi si affaccendava, come ritratta dalla Woolf che, confesso, a mio avviso riassumeva benissimo le impressioni che sentivo oggi, dopo aver attraversato la City il giorno prima partendo dai dintorni del Barbican, mentre davo uno sguardo agli edifici allineati sul Tamigi con particolare attenzione al Globe Theatre, incassato in una serie di costruzioni molto variegate e solitario nella sua bellezza di altri tempi. Meditando sulla molteplicità degli stili che increspano i contorni della città in un susseguirsi di costruzioni nuove che si arrampicano sulle antiche, creando una girandola continua di effetti discordanti, queste righe emergono nella mia riflessione:

«Il fascino della Londra moderna sta proprio nel fatto che non è costruita per durare, ma perché passi. Il vetro, la trasparenza, la successione di onde di cartongesso colorato offrono un piacere diverso, come diverso è lo scopo, rispetto a quello voluto e ricercato dagli antichi costruttori e dai loro mecenati, la nobiltà d’Inghilterra. Il loro orgoglio richiedeva l’illusione della permanenza. Il nostro, al contrario, sembra godere piuttosto nel dimostrare che siamo capaci di rendere la pietra e i mattoni altrettanto effimeri dei nostri desideri. Noi non costruiamo per i nostri discendenti, che magari vivranno tra le nuvole o sottoterra, ma per noi stessi e per i nostri bisogni. Demoliamo e ricostruiamo allo stesso modo in cui ci aspettiamo di essere noi stessi demoliti e ricostruiti. È un impulso che incoraggia la creatività, la fecondità. Stimola la scoperta, allerta l’inventiva». (p. 21)

20140313_112902Mi sento in dovere di annotare che nei dintorni si trovano anche molte delle boutique più conosciute per l’acquisto del tè: da Whittard, in Regent Street, a Fortnum and Mason, Piccadilly, dove è possibile anche partecipare al già citato rituale dell’afternoon tea. Se qui ci si trova indecisi su quali tè portar via, comunque, non c’è da preoccuparsi: ci sarà una seconda chance prima del ritorno, presso il fantastico negozio (e sala da tè) della stazione. Dopo tanti chilometri macinati, però, niente lunghe serate per noi ma a nanna presto per sfruttare la mattinata rimasta prima del rientro a casa.
Domenica mattina infatti siamo sbarcati a Notting Hill per una visita al Portobello Road Market; lungo il percorso della metro il treno prevede una sosta a Baker Street, al cui 221B veniva collocato da Sir Arthur Conan Doyle uno dei domicili più famosi (e, all’epoca, assolutamente fittizio) della letteratura inglese: come non ricordare Watson che descrive Londra come «quel grande pozzo nero dal quale tutti i perdigiorno e gli sfaccendati dell’Impero vengono irresistibilmente inghiottiti»? Sempre in Uno studio in rosso, il trasferimento al mitico indirizzo con cui comincia l’amicizia tra il medico e il celebre investigatore:

Ci incontrammo il giorno seguente, come d’accordo, e andammo a vedere l’alloggio al numero 221B di Baker Street del quale mi aveva parlato quandi ci eravamo conosciuti. Si componeva di due spaziose camere da letto e un soggiorno, grande e luminoso, piacevolmente arredato, con due ampie finestre. Un appartamento perfetto per noi il cui costo, una volta diviso a metà, era talmente modesto che il contratto fu concluso su due piedi e ne entrammo subito in possesso. Quella sera stessa sgomberai la mia camera d’albergo e la mattina seguente Sherlock Holmes mi seguì, con scatoloni e valigie. (p 215)

Comunque, noi non ci siamo fermati e abbiamo tirato dritti per la nostra meta. Il sabato qui si trovano i banchi di frutta e verdura lungo tutta la strada, che la domenica invece sono assenti.

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Appena svoltato l’angolo su Portobello Road una targa svetta su uno dei muri colorati delle palazzine a schiera che caratterizzano tutto il quartiere: ricorda che qui ha abitato George Orwell, il maestro che considerava la scrittura un combattimento da affrontare solo se obbligati da un demone personale, mentre in 1984, ambientato in una Londra trasformata da dittatura e guerra, così rifletteva sui «libri migliori»:

«Il libro lo affascinava o, per dir meglio, lo rassicurava. In un certo senso non gli raccontava nulla di nuovo, ma proprio questo costituiva parte della sua attrattiva. Diceva quelle cose che avrebbe scritto lui se fosse stato capace di riordinare i frammenti dei suoi pensieri. Era il prodotto di una mente simile alla sua, ma immensamente più poderosa, più sistematica, meno condizionata dalla paura. I libri migliori, pensò, sono quelli che vi dicono ciò che sapete già». (p. 1107)

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Passeggiare per il mercato è stato molto piacevole e, per liberarci dall’umidità accumulata girovagando, abbiamo fatto una sosta in questo grazioso Café. I servizi igienici potrebbero essere tenuti meglio, ma i dolci sono deliziosi (i baci di dama sono sfiziosissimi!) e l’ambiente è confortevole e simpatico.
Poi, di nuovo in partenza: pranzo a St Pancras pronti per il check-in al treno. Un consiglio pratico: mentre per le partenze dalla Gare du Nord di Parigi basta trovarsi al desk 30 minuti prima della partenza del treno (anticipo minimo previsto per l’imbarco), a Londra è meglio presentarsi un’ora prima del viaggio. I controlli richiedono più tempo e si può seriamente rischiare di rimanere a piedi!

Sulla punta delle dita:

E’ possibile farsi un’idea della passeggiata suggerita dal testo Virginia Woolf’s London: A Guide to Bloomsbury and beyond, leggendo l’esperienza raccontata da chi ha seguito l’itinerario consigliato: http://bloggingwoolf.wordpress.com/in-her-steps/ . L’articolo è in lingua inglese.

Per approfondire l’itinerario londinese sulle orme di Shakespeare, segnaliamo il seguente aritcolo: http://www.mondointasca.org/articolo.php?ida=9266&pag=2 .

Può rivelarsi interessante, per chi abbia dimestichezza con la lingua, fare una visita su questa pagina, che presenta attività e tour guidati a tema letterario in Gran Bretagna: http://www.thewordtravels.com/.

Per approfondire la lettura:

Charles Dickens, Racconto di due città, (1859) in Dickens, I Grandi romanzi, collana «I Mammut», Newton Compton Editori; nella stessa edizione, anche Oliver Twist (1838). Le citazioni presenti nell’articolo sono tratte dalla versione ebook per kindle (2012). Più in generale, Dickens può considerarsi a buon diritto uno dei principali cantori della città di Londra.

Virginia Woolf, Londra in scena, (1931) Milano, Mondadori 2006.

Alan Bennett, La sovrana lettrice, Milano, Adelphi 2007.

Arthur Conan Doyle, Uno studio in rosso, (1887) in Conan Doyle, Tutto Sherlock Holmescollana «I Mammut», Newton Compton. La citazione, come nel caso di Dickens, è presa dalla versione ebook per kindle (2010).

George Orwell, 1984, (1949) in Orwell, Romanzi e saggi, Milano, collana «I Meridiani» Mondadori 2006.

Per aiutare la fantasia a seguire l’immagine di Charlotte Brontë a Londra, nelle visite al proprio editore, si suggerisce la lettura della biografia più attendibile: Elizabeth Gaskell, La vita di Charlotte Brontë, (1857) Milano, La Tartaruga Edizioni 2006. Una versione di questo testo, molto romanzata secondo il gusto contemporaneo, è riconoscibile nel lavoro di Juliet Gael, Romancing Miss Brontë, Milano, Tea 2012.

 

 

 

 

 

 

 

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